Di cosa mi occupo

Nato a Napoli, cresciuto ad Aversa, attualmente vivo a Roma. Ho
dedicato gran parte della mia vita alla politica, che per me significa
una sola cosa: servire il mio Paese.

In 31 anni mi son tolto qualche soddisfazione: una Laurea in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, sono stato Dirigente nazionale di Azione Giovani dal 2004 fino allo scioglimento della gloriosa organizzazione giovanile di AN, e poi Consigliere comunale di Aversa (eletto con quasi 300 preferenze) dal 2007 al 2012, e anche coordinatore nazionale di Generazione Futuro, movimento giovanile di FLI.

Adesso sono un privato cittadino. E va bene così. La politica è la mia vita, ma la vita è tanta roba, non solo politica.

Meta

Con le tasse degli studenti si pagano gli stipendi dei baroni

tax-2011

Ieri era il 100° compleanno di Milton Friedman, il quale ci ha insegnato che “nessun pasto è gratis”. Un principio valido anche per l’Università italiana: il costo o l’investimento su ogni studente e’ di circa 5mila euro in Italia, il contributo medio e’ da parte degli studenti di circa mille euro. Quindi l’università italiana vive – almeno la stragrande parte pubblica – delle tasse pagate da tutti i contribuenti e in piccola parte (più o meno il 20%) attraverso le rette universitarie pagate dagli studenti.
Questi soldi arrivano dalle tasche di tutti gli italiani e passano attraverso il Fondo di Finanziamento Ordinario, istituito nel 1993, che dovrebbe provvedere al “funzionamento e le attività istituzionali delle università, ivi comprese le spese per il personale docente, ricercatore e non dicente, per l’ordinaria manutenzione delle strutture universitarie e per la ricerca scientifica”. Di fatto, più 90% di tale Fondo, pari a poco più di 7 miliardi di euro, va in stipendi di docenti e personale amministrativo (un numero in costante aumento negli ultimi anni). Agli studenti arriva poco o nulla. Colpa di scelte sbagliate negli anni precedenti, quando sono spuntate dal nulla Atenei e sedi distaccate che sono servite solo a dare posti di lavoro a baroni o amici dei baroni, pagati con i soldi di tutti i cittadini e con le tasse universitarie degli studenti (e delle loro famiglie). Siamo cioè dinanzi a una solidarietà intergenerazionale al contrario: i figli pagano gli stipendi dei padri, ricevendo in cambio un servizio scadente. Nulla di nuovo, in questa Italia da rifare.

Continua sul sito di Generazione Futuro


1 Comment

  1. “nessun pasto è gratis” dipende da che punto si guardano le cose. Il Paese deve spendere soldi in istruzione per diventare più competitivo e non lo fa per fare beneficienza. Ha il suo tornaconto anche in termini di tasse che i contribuenti verseranno lavorando in una posizione qualificata, invece di avere gente poco qualificata che rimarrà disoccupata. Il pasto anche se gratis ha lo scopo di non dover curare dopo gente deperita.
    In altri paesi gli studenti vengono pagati altro che pagare loro.
    Sul fatto che ci siano degli squilibri sui percorsi universitari scelti siamo d’ accordo. Bisognerebbe distribuire in modo più intelligente su diverse alternative formative, anche di alto livello, non necessariamente universitarie. Penso ad accademie (della musica, dell’ arte, del turismo, dello sport, etc.etc.), formazione in azienda, formazione presso professionisti , ma in genere penso che un giovane non debba pagare per essere formato (anche perché l’ azienda che forma è lei stessa ad avere interesse).
    Lo studente va indirizzato in maniera opportuna, tramite selezione all’ ingresso o orientamento verso strade nuove, non necessariamente universitarie, il cui titolo conquistato venga equiparato a quello universitario.
    In questa chiave vedo molto bene i nuovi istituti tecnici superiori, ne servirebbero di più.